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martedì 15 ottobre 2013

WE LEARNED MORE...


Ciao Maggie e ciao Francesca,
                  oggi primo giorno di scuola...di papà. Sono emozionato e teso come uno scolaretto!

martedì 8 ottobre 2013

DECENNI


Ciao Maggie e ciao Francesca,
         con una decennale ricorrenza che fa riflettere anche me, notoriamente del tutto indifferente a dare strani significati a date e numeri legati agli avvenimenti, anche il 2013 porta nella mia vita un radicale cambiamento. Nel 1993 l’Ordinazione, nel 2003 la fine del Ministero e nel 2013 un’altra “svolta”. Con oggi inizio la mia ultima settimana in libreria e Martedì prossimo comincerò ad insegnare Religione in una scuola superiore di Seregno. Affronto questa nuova sfida con un po’ di timore. Vengo “buttato” in un mondo che ormai mi era lontano da parecchi anni. Ma è un cambiamento voluto e chi ha riposto fiducia in me si merita tutto il mio impegno.

martedì 1 ottobre 2013

CENTO/QUATTRO


Ciao Maggie,
questo è il centesimo post e si chiude la prima parte di questo blog. Col prossimo inaugureremo la seconda. Si perché la nascita di Francesca ha scombussolato tutto. Ho accantonato subito l’idea di creare un altro blog apposito. Faccio già fatica con uno e c’eri solo tu! Allora lo condividerete. Non solo, ma, viste le circostanze, per almeno un anno assicuro solo la puntuale presenza del diario mensile. Il resto continuerà quando troverò il tempo. Non voglio fare cose raffazzonate, solo per mantenere la scadenza settimanale. Adesso siamo in quattro. Ciao Maggie e ciao Francesca…

martedì 24 settembre 2013

LIVING PROOF



…Come a little piece of the Lord's undying light
Crying like he swallowed the fiery moon
In his mother's arms it was all the beauty I could take…
In a world so hard and dirty so fouled and confused
Searching for a little bit of God's mercy
I found living proof…

martedì 17 settembre 2013

PASSAGGI


 
 
Ciao Maggie,
         Mercoledì scorso hai iniziato la scuola materna. Un altro passaggio importante della tua giovane vita.
 
         Voglio però soffermarmi ancora sui due anni passati all’asilo nido. Abbiamo discusso a lungo su questa scelta, anche se non c’erano grandi alternative. Nonna Marilena era addirittura disposta a tenerti a casa con lei, nonostante il suo impegno per aiutare anche zia Bea con i gemelli. Potendolo fare avrebbe tenuto a casa tutti e tre. I bambini dovrebbero crescere in famiglia e qualche anno fa era normale che la mamma, coadiuvata dai nonni, curasse i propri figli. Oggi, lavorando entrambe i genitori, questa scelta è praticamente impossibile. Si tratta di questioni di non poco conto. Evidentemente, in anni così importanti, direi decisivi, cambia molto il crescere in un ambiente familiare o in una struttura educativa diversa.
 
 
         Detto questo, al di là della difficile risposta su quale sia la scelta migliore, noi siamo molto contenti di come hai vissuto questi due anni, della competenza delle tue maestre (Ludovica/Ludi, Sabrina,Cristina “grande”, Cristina “piccola” e Sofia. Ed anche dei legami che si sono creati con i tuoi compagni (Giorgia, Tommy…).
 



 
 
 

martedì 30 luglio 2013

ELUCUBRAZIONI A PARTIRE DA UNA CIFRA...



Ciao Maggie,

         Il 23 luglio ho fatto la mia pressione n° 17.000 sulla macchina per la ricopertura dei libri. Ogni tanto mi sfugge l’occhio sul contatore ed ho “beccato” questo numero. Dirai: che evento straordinario! In effetti è una stupidaggine, ma come mi capita a volte, ne sono scaturite, a cascata, altre considerazioni. Ogni tanto mi soffermo a pensare al tempo della mia vita occupato da determinate azioni/attività… ad esempio nel caso delle copertine, pur odiando qualsiasi operazione matematica che superi le addizioni ad una cifra, ho calcolato che equivale alla ricopertura di circa 8500 libri. Ogni libro richiede più o meno 1 minuto, quindi ho impiegato circa sei giorni della mia vita a ricoprire libri (finora). La tentazione è stata quella di scrivere sprecato, ma questa operazione è una delle tante dei 2100 giorni della mia vita in cui ho lavorato con un contratto da dipendente (escludo da questo computo il tempo del mio “lavoro” precedente per motivi che non è il momento di specificare). Quindi ci sarebbe da discutere se il tempo del lavoro sia tempo “sprecato” ed a quali condizioni possa non esserlo. Non sono tanto oziosi i calcoli che ogni tanto “spreco” il tempo a fare.

         Ad esempio, facendo una media abbondante di 7 ore a notte (spesso dormo meno) ho passato a letto 4950 giorni, cioè 13 anni! Tredici anni della mia vita a dormire!!! Calcolando invece una media di un’ora per pranzo e cena (spesso ci metto molto meno specie quando sono/ero solo) sono quasi 17.000 ore a tavola cioè quasi due anni! In questi due casi, pur essendo entrambe “attività” necessarie ritengo (è una mia opinione personalissima) totalmente sprecato il tempo del sonno, mentre quello del cibo, specie in alcune trattorie della Toscana, assolutamente prezioso…  

         Ma, proseguendo, quanto tempo passo in macchina? Teniamo conto solo del tragitto lavorativo. Da quando abito a Vedano ho fatto il viaggio fino a Cantù circa 800 volte (calcolato per difetto visto che spesso fino a poco tempo fa lavoravo di domenica). Sono circa 4000 km, ma soprattutto, tenendo conto di una media di 75, sono 60.000 minuti, cioè più di 41 giorni! Detto così mi fa sempre un po’ impressione. È vero, in macchina metto buoni cd, mi aggiorno sulle notizie, ascolto i podcast che mi interessano… ma sono sempre 41 giorni della mia vita buttati per andare da un punto A ad un punto B. Esistesse il teletrasporto li avrei risparmiati!       

         Per concludere, visto che potrei fare questi calcoli su praticamente ogni attività della giornata, di ciascuna si potrebbe dire: è tempo utile, perso, buono? È tempo che non ritornerà indietro, questa è l’unica certezza.

 

P.S. Per curiosità, con una media di circa un’ora per scrivere ciascun post…va be’ fa niente…



Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.
 
(Ivano Fossati)

martedì 2 luglio 2013

SPENDING REVIEW


Ciao Maggie,
         ti parlavo poco tempo fa di gravi difficoltà lavorative. Oggi ti posso dire che, pur se non in maniera indolore, la situazione è decisamente migliore. Da Sabato scorso, dopo una settimana di trasloco, ci siamo trasferiti nel nuovo negozio. Siamo a pochi metri dal precedente, ma – come ha efficacemente sintetizzato il mio capo con una battuta – questo spostamento ci permette una decisa “spending review”. Tra i tagli (affitto, elettricità, gas…) c’è anche quello del mio stipendio. Non mi lamento perché è sempre meglio che non avere del tutto il lavoro.
         Nonostante questo investimento “positivo” e fiducioso di Corrado, la situazione del commercio non è rosea. Per quanto riguarda il “prodotto” libro il discorso sarebbe lungo e ne riparleremo (puoi riguardare intanto quello che scrivevo qualche mese fa a proposito degli e-reader). Ma,  più in generale, questi mesi (anni ormai…) sono veramente durissimi per chi ha un attività. Non mi piacciono le generalizzazioni, non nascondo le contraddizioni (spese folli per nuove tecnologie, bar sempre pieni…), non voglio spacciarmi, come molti fanno per superesperto di economia/politica/finanza con la soluzione in tasca… Allora ti riporto questa lunga lettera di un commerciante trovata su un sito internet…Anche se un po’ lunga, mi sembra una buona fotografia della condizione in questi anni.  Spero che quando tu la leggerai, qualcosa sia cambiato…

Carissimo direttore,
Sono titolare, ahimè, di una parrucchieria da 30 anni. Ho scelto di fare questo lavoro per amore e passione ed ho anche ottenuto un discreto successo. Questo bellissimo lavoro mi ha dato modo di mantenere una famiglia, di pagare il mutuo della casa, prima, e quello del negozio, poi. Faccio una sola settimana di ferie all’anno ma non mi lamento… anzi ringrazio Dio di tanta Grazia. Da tempo ho deciso di non evadere sulla ricevute per potere “stare tranquillo”. Anche se so che quelli che non hanno mai avuto un’attività con collaboratori assunti non capiranno, posso dire che la tranquillità l’ho persa proprio a causa di questa scelta e del fisco che dice di voler essere mio amico. Ho avuto 5 controlli “normali” in tre mesi, tutti con esito negativo; infatti mi ritrovo senza un euro in tasca a fronte di un incasso più che soddisfacente, e la prego di credermi se le dico che non faccio assolutamente, né io né i miei, una vita dispendiosa, anzi.
Per la prima volta dal 1983, quest’anno sono indietro con i pagamenti dell’Iva (aumentata dell’1 per cento) e dei MIEI contributi Inps (aumentati del 8.5 per cento, ottoemezzo!). Quelli dei collaboratori sono riuscito a pagarli utilizzando lo scoperto di conto. La cosa che mi ferisce maggiormente è vedere l’arroganza degli addetti ai controlli che ti considerano un evasore a prescindere; un “colpevole” da stanare. Le norme della Asl sono talmente scritte male che, le giuro, se vado a chiedere (come è successo) informazioni a tre addetti ricevo tre interpretazioni diverse (e tutte con minaccia di multa se non eseguo gli ordini). Ora vengo a sapere che le lame con le quali sfiliamo i capelli sono considerate rifiuto speciale e quindi, con un modica spesa di 400 euro l’anno, dovrò chiamare uno smaltitore ufficiale, solo dopo essermi dotato di una pennetta Usb fornitami dal servizio igiene sulla quali inserire tutti i dati dei rifiuti “altamente tossici” che posso produrre tagliando, o al massimo colorando, i capelli. Questa pennetta è fornita al prezzo di saldo di 150 euro (una tantum però!).
Se voglio proteggere la mia vetrina dal sole devo (e lo faccio) sborsare 528 euro l’anno per la tenda da esterno che, proiettando un’ombra sul marciapiede, produce un’occupazione di suolo pubblico (sic!) sulla quale si paga una tassa. Consideri comunque il fatto che sono fortunato in quanto nel mio lavoro si riscuote subito! Altrimenti…
Io non desidero fare nessuna difesa dell’evasione fiscale, ma sinceramente penso che prima di parlare di lotta all’evasione si dovrebbe parlare di una riforma generale del fisco. La pressione fiscale REALE di una piccola impresa varia dal 67 al 70 per cento (dati ufficiali) altro che 48 (magari!). Sono sinceramente pentito della mia scelta di denunciare tutto… Lavoro 11 ore al giorno per 51 settimane l’anno eppure non riesco a uscirne fuori. Ho ridotto al massimo le spese del negozio e della famiglia (come tanti altri) ma non basta. È avvilente avere, grazie a Dio, il locale sempre pieno e sapere che per me non rimarrà LETTERALMENTE nulla o quasi. Ho paura di incappare in un controllo da redditometro perché si sa come funziona (e chi nega vuol dire che non sa come funziona un controllo approfondito dell’agenzia delle entrate), una multa te la becchi comunque. Loro ti contestano e tu devi dimostrare (da presunto colpevole) che non è come loro suppongono. Allora, nel caso potessi spendere, me ne guarderei bene dal farlo.
Il mio non vuole essere un lamento; io non sono “disperato”. Se penso a chi un lavoro lo ha perso ed il mutuo invece è ben presente ecc… No. Io sono avvilito per come lo Stato mi costringe a lavorare, per come mi tratta (un vacca da mungere, e pure con arroganza); sono avvilito perché probabilmente a luglio dovrò chiedere un prestito per pagare le tasse e l’Imu sul locale (è triplicata). Tornassi indietro me ne guarderei bene dal fare una scelta “di coscienza” sperando che, pagando, tutti avremmo pagato meno. Si vede bene dove finiscono i nostri soldi… altro che riduzione delle tasse. Dopo trent’anni mi trovo di fronte ad un bivio: continuo a farmi il mazzo per nulla o magari licenzio l’ultimo assunto (che però mi è utilissimo).
Sono arrivato a questa conclusione: Un mio ex collaboratore, anni fa, è andato in Inghilterra per frequentare un’accademia e poi là (beato lui) è rimasto. Mi ha proposto di andare in quel paese (dove addirittura un parrucchiere può affittare una postazione lavoro a chi ne ha – come me – i requisiti) e lavorare di nuovo con lui e magari aprire un locale più grande (basta un permesso e 2 giorni). Non c’è bisogno di “fare nero” perché Sua Maestà i suoi sudditi li fa campare, e se hanno, come me qui, tanto lavoro, li fa campare pure bene. Complice il costo Low dei trasferimenti aerei e considerato il fatto che ho un figlia che sta finendo la seconda media, mi farò un annetto di pendolare, tanto per sistemare le cose (con la lingua, grazie ai miei ex prof, me la cavo bene) poi mi trasferirò con tutta la baracca.
La cosa tragica sa qual è? Che il mio principale collaboratore, viste le spese, non ne vuol sapere di prendersi l’attività che lascerò qui in Italia, e non creda che gli chiedo una cifra enorme. Il problema non sono i soldi, ma la speranza. Ecco la vera tragedia: l’aver tolto ad un 24enne bravissimo, che potrebbe economicamente e tecnicamente avere qualcosa di suo nel suo paese, la speranza di poter fare il lavoro che si ama in tranquillità sapendo che ci può star bene.
Me ne andrò, porterò via le figlie da questo paese dove chi lavora rischia il “carcere” e chi delinque, chi non paga, viene protetto da mille cavilli e lentezze. Mai avrei pensato di dire a giovani che frequentano il mio negozio: “andatevene”, ma purtroppo è così ed il primo a farlo sarò io. Ho cominciato da zero una volta e saprò farlo di nuovo, l’unica cosa che non mi deve mancare è la Speranza.
Chiedo scusa per la poca chiarezza, ma i miei limitati studi non mi permettono di far meglio.

martedì 18 giugno 2013

MARE, GIOSTRE E SCALE A CHIOCCIOLA


Ciao Maggie,
         i giorni trascorsi a Lerici dal 4 al 9 giugno sono stati talmente belli che meritano uno spazio a parte rispetto al diario del mese di Giugno. Ci voleva, per tutti e tre, un momento di pausa, di relax, di caldo (anche un po’ di quello, finalmente!), qualche giorno per stare con te e goderti un po’! Ed in effetti ce la siamo proprio spassata.
         Magari la mamma avrebbe voluto un po’ più di tranquillità, ma ormai si è rassegnata, quando è in giro con me, a scarpinare e scoprire più cose possibili.
         Un grazie speciale va alla zia di zio Giorgio che ci ha messo a disposizione il suo appartamento proprio nel cuore del paesino ligure, in una vecchia casa al termine della via pedonale. Una casetta con tutto l’essenziale e, soprattutto, una fantastica scala a chiocciola: è bastato dirti di stare attenta perché poteva essere pericolosa per sentirti dire continuamente che dovevi salire (o scendere) per prendere “una cosa”…
         Nei viaggi in macchina, devo dire, sei stata sempre molto brava e paziente, anche grazie al lettore DVD portatile e alla tua Peppa Pig.
         Mercoledì abbiamo provato un primo approccio alla spiaggia, ma la timidezza dell’incipiente estate di quest’anno si è fatta sentire un’altra volta e i giochi con la sabbia non sono durati molto. Non per vantarmi ma sono stato tra i pochi a farsi un bel bagno. Pur essendo un’amante della montagna e sapendo a mala pena stare a galla, quando mi tocca di stare in spiaggia ritengo uno spreco di tempo non farmi una nuotata. Nel pomeriggio, vista l’incertezza della giornata, siamo stati a Sarzana. Bella cittadina con diversi interessanti monumenti, una piazza vasta e scenografica…Inutile dire che delle Chiese la cosa che ti affascina di più è “accendere la candelina” e della piazza la splendida giostra coi cavalli da cui non volevi più scendere…ah e naturalmente abbiamo finito con un buon gelato!

         Giovedì hai vissuto una nuova esperienza sul battello che ci ha portato a Portovenere. Questa parte della Liguria, tra le cinque terre e la Versilia, che io conosco poco, è veramente splendida! Il momento più entusiasmante per papà è stata la vista della Chiesa di San Pietro. Ho faticato a credere che non conoscessi un posto dell’Italia così affascinante…Ringrazio zio Massimo perché me ne ha consigliato caldamente la visita e non ha esagerato nella descrizione! Nel pomeriggio, finalmente, un assaggio di vera spiaggia!



         Venerdì, vista la tua pazienza sulla macchina, abbiamo fatto una follia e siamo andati fino ad Assisi…già che eravamo sulla strada. Solo poche ore, ma importanti come sempre e lo splendore delle tre Basiliche e di Santa Chiara hanno stupito anche te.

         Sabato mattina, ultima spiaggia, quella consigliata dagli zii, a San Terenzo, ma nel pomeriggio il tempo stava già peggiorando così abbiamo optato per il parco: non male l’altalena con vista su Portovenere. La sera una meritata cena a base di pesce in un ottimo ristorantino anche questo consigliato da zia Sissi e zio Giorgio.
         Il tempo ha condizionato anche l’ultima giornata così siamo tornati a Vedano anzitempo, ma molto, molto soddisfatti e con un po’ di nostalgia!

martedì 14 maggio 2013

PRIORITA'


Ciao Maggie,
            il 17 maggio saranno 5 anni che la mamma ed io siamo sposati. Viviamo questo anniversario in un momento di incertezza, anche se mentre scrivo sembra ci siano più luci che ombre sul futuro lavorativo. Questo periodo però ha dato una efficace conferma che c’è un ordine di valore nelle cose. Il denaro ad esempio. È facile dire nella teoria che non è una priorità. Ma la preoccupazione di portare avanti la vita dignitosa di una famiglia, il futuro dei figli, può diventare opprimente. Eppure questi cinque anni con la mamma, questi ultimi tre con te e questa attesa di tua sorellina sono momenti e gioie che non cambierei con niente al mondo! È il punto di partenza più solido per costruire o ricostruire anche il resto.

Poor man wanna be rich,
rich man wanna be king
And a king ain't satisfied
till he rules everything
I wanna go out tonight,
I wanna find out what I got
Well I believe in the love that you gave me
I believe in the faith that could save me
I believe in the hope
and I pray that some day
It may raise me above these badlands

martedì 30 aprile 2013

ON ACCOUNT OF THE ECONOMY



…I got a job working construction for the Johnstown Company
But lately there ain't been much work on account of the economy
Now all them things that seemed so important
Well mister they vanished right into the air…

Trovai un lavoro ai cantieri della Johnstown Company
ma poi il lavoro diminuì a causa della crisi economica
Adesso tutte le cose che sembravano così importanti
bhe, amico, sono scomparse nel nulla…



Ciao Maggie,

         ancora The River. Non avrei mai voluto riproportela in un contesto così. In questi anni il ritornello “a causa della crisi economica” è forse il più usato in ogni discussione. Ma, sai, fin quando una situazione spiacevole riguarda gli altri, anche le persone che ti sono care, quelle vicino a te, ti assicuro che, pur essendone molto coinvolto, non puoi veramente capire cosa significhi trovarcisi dentro di persona. Ora ci sono nel mezzo e mentre scrivo non so nemmeno se il prossimo mese avrò ancora un lavoro. La mamma, tu e la sorellina che arriva siete il dono più prezioso della mia vita e finché ci siete voi nessuna situazione, per quanto difficile, mi dovrà mai scoraggiare fino alla disperazione. Posso contare, oltre che naturalmente sull’amore di mamma Roberta, anche sull’affetto di tante persone straordinarie che mi stanno vicino e questo mi dà fiducia e speranza.

         Il testo di The River è impregnato di pessimismo e disperazione: sembra che le situazioni negative riescano a spezzare anche i legami più saldi. I ricordi dei periodi belli diventano una maledizione. Ma io voglio tenermi nel cuore la bella immagine dell’ultimo verso al presente, dei due amanti che corrono al fiume per essere felici insieme.
          
          Sulla bacheca Facebook (quella di Cartorange) di Alessandro ho letto queste bellissime parole di Einstein:

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi at
tribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.
Albert Einstein

martedì 23 aprile 2013

RADICI


Ciao Maggie,
         il 29 Marzo è morto Enzo Jannacci. Mi piace la sua musica ma non sono un suo fan sfegatato. Lo ammiravo per gli stessi motivi per cui è stato elogiato con pagine e pagine sui quotidiani e con ampi servizi nei telegiornali. Non ne rifarò qui l’elogio “post mortem”. A lui mi legano due ricordi indelebili. Uno più antico ed uno più recente. Il più recente è il video che apre il post: la sua interpretazione struggente ed appassionata di “Via del campo” nel concerto/tributo a Fabrizio De André “Faber, amico fragile” tenutosi nel Marzo del 2000. Tra le tante interpretazioni veramente notevoli (Amore che vieni amore che vai/Battiato, Verranno a chiederti del nostro amore/Finardi, Hotel Supramonte/Vecchioni, Amico fragile/Vasco Rossi, Andrea/Massimo Bubola …), quella di Jannacci è sempre stata la mia preferita.
         Il secondo ricordo, più antico, è legato alla mia infanzia. A casa nostra, le canzonette non erano di gran moda. Direi che fino all’ascolto di Bruce mi nutrivo soprattutto di Classica. Però, con la vaghezza dei miei ricordi infantili, mi rimanevano in testa le parole e la melodia di un paio di canzoni dell’artista milanese: El portava i scarp del tennis, Faceva il palo… ed ho poi scoperto che nonna Mina e le sue figlie (tua nonna Giuseppina, zia Serafina e zia Rosi) le cantavano spesso e volentieri.
         Ora il vero perché di questo post su Jannacci è che da questo ricordo è partito per l’ennesima volta il desiderio di sapere di più sui miei, la loro infanzia e le loro origini, che sono ovviamente anche le mie e le tue, da parte di padre. Da parte di madre abbiamo molte documentazioni e un archivio Vivente che è la zia Sissi. Ma né io né le mie sorelle abbiamo mai “memorizzato” in qualche modo il nostro albero genealogico, almeno fin dove è possibile senza eccessivi sforzi.


La casa sul confine della sera
oscura e silenziosa se ne sta,
respiri un' aria limpida e leggera
e senti voci forse di altra età,
e senti voci forse di altra età...

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l'anima che hai,
se vuoi capire l'anima che hai...

Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te,
come il fiume che ti passa attorno,
tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei,
lentamente, giorno dopo giorno
ed io, l'ultimo, ti chiedo se conosci in me
qualche segno, qualche traccia di ogni vita
o se solamente io ricerco in te
risposta ad ogni cosa non capita,
risposta ad ogni cosa non capita...

Ma è inutile cercare le parole,
la pietra antica non emette suono
o parla come il mondo e come il sole,
parole troppo grandi per un uomo,
parole troppo grandi per un uomo...

E te li senti dentro quei legami,
i riti antichi e i miti del passato
e te li senti dentro come mani,
ma non comprendi più il significato,
ma non comprendi più il significato...

Ma che senso esiste in ciò che è nato dentro ai muri tuoi,
tutto è morto e nessuno ha mai saputo
o solamente non ha senso chiedersi,
io più mi chiedo e meno ho conosciuto.
Ed io, l'ultimo, ti chiedo se così sarà
per un altro dopo che vorrà capire
e se l'altro dopo qui troverà
il solito silenzio senza fine,
il solito silenzio senza fine...

La casa è come un punto di memoria,
le tue radici danno la saggezza
e proprio questa è forse la risposta
e provi un grande senso di dolcezza,
e provi un grande senso di dolcezza...

Guccini - Radici