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martedì 27 agosto 2013

ANCORA





Ciao Maggie.

Esiste la magia? Una mattina, sulla poltrona dell’appartamento di Bormio, appena dopo aver finito di rileggere uno dei miei libri preferiti, con quella sensazione piacevole e triste allo stesso tempo, mentre il sole cominciava a sorgere dietro le montagne, mi è capitato di trovare su You Tube una nuova versione di NYCS eseguita a Roma nel luglio scorso. Ecco, se esiste, quello è stato un momento di pura Magia.  Mi vedo “costretto” quindi a riparlare di Bruce. Siccome continuo a riascoltarla, siccome “non passa”, mi soffermo ancora sull’esecuzione di New York City Serenade.

Per cominciare, alcuni “freddi” dati: è stata la prima esecuzione al di fuori degli Stati Uniti (e non è che anche al di là dell’Atlantico sia stata suonata spesso). In questo caso è stata impreziosita da una sezione di archi rendendola magnifica. Aggiungo che nel concerto non sono mancate altre perle e rarità.

C’è un altro motivo per cui ne parlo ancora. L’album da cui è tratta, The wild, the innocent & the E street shuffle, è del 1973, esattamente 40 anni fa. Ascoltandola, rimango stupito da come un ragazzo di 24 anni, al suo secondo album, possa scrivere un capolavoro di tale bellezza e ambizione (è uno dei motivi per cui non viene eseguita così spesso). Un grande talento indubbiamente, ma la bella biografia scritta da Peter Ames Carlin che sto leggendo in questi giorni, una volta di più ha confermato un pensiero che ti ho ricordato altre volte. Una volta compreso (per caso, per ciò che viveva nell’ambiente familiare…) che la chitarra era il suo futuro, non ha solo fatto affidamento sulle sue doti naturali, ma ha passato ore ed ore, pomeriggi, giornate ad esercitarsi ed a migliorare. Così come, pur non avendo concluso il college, non ha mai smesso di "imparare" la scrittura, provando e riprovando, attingendo dalla sua grande cultura cinematografica, leggendo i classici della letteratura americana.  

Talento e esercizio il binomio che mi fa immediatamente tornare a te ed alla tua vita in costruzione. La mia preghiera  quotidiana è proprio questa: che tu possa capire qual è il tuo talento, magari per caso, magari provando e riprovando, magari seguendo strade che sembrano scomode e desuete (e che io forse non approverei immediatamente). E che tu possa avere la costanza e la determinazione per coltivarlo e farlo crescere.

Ovviamente prego anche perché io non sia in alcun modo un ostacolo in  questo cammino, ma, se mi è possibile, un aiuto.


I learned how to make it talk…


martedì 11 giugno 2013

I'M JUST A PRISONER...


Ciao Maggie,
Lunedì 3 giugno: ennesimo concerto di Bruce ed ennesimo desiderio che non finisse mai. Premetto che motivi di legittima critica possono anche esserci e ci sono stati su alcuni articoli e commenti del giorno dopo (acustica pessima di San Siro, puro evento di autocelabrazione, prezzo dei biglietti…). Detto questo, per me anche stavolta l’unica cosa che conta è poter dire io c’ero e chi non capisce peggio per lui. Ogni volta scopro nuovi amici che entrano nel gruppo di quelli che partecipano per la prima volte e ne restano folgorati. Ad una di queste che mi ha chiesto un parere sul concerto ho scritto questo messaggio:

Ciao Vale,
         in uno dei pochi momenti in cui mi sono ritrovato seduto durante il concerto mi sei venuta in mente, pensando che, mentre Bruce scriveva le canzoni di Born in the U.S.A., tu stavi nascendo o eri una bambina piccolissima. Eppure adesso eri lì ad ascoltarle dal vivo ed ero certo che ne saresti stata entusiasta. Il pensiero si è inoltrato in altre considerazioni.
Il treno giusto su cui sei potuta salire, non so grazie a chi, e il fatto che avresti potuto essere a qualsiasi altro concerto, di qualsiasi altro artista, anche bravo, ma nessuno – e ribadisco – NESSUNO, fa degli show come Bruce. Mia nipote è tornata entusiasta dall’happening (non riesco a chiamarlo concerto) degli One Direction, in cui questi bambocci su delle basi(!) hanno ballicchiato per un paio d’ore, senza una chitarra, senza una batteria…niente di niente. Se fosse andata a una festa da delle amiche sarebbe stata la stessa cosa!
È probabile che Margherita non riesca a salire in tempo su questo treno ed è un grande rammarico, perché all’orizzonte non si prospetta niente di buono…
Non che io sia entusiasta di B.I.T.U.S.A. Non è certo il suo miglior album seppure il più noto e, per qualche aspetto, il più commerciale. Però quando l’ha annunciato ho pensato a cosa avrei ascoltato e, nonostante i miei numerosi concerti, a qualche chicca rara o mai sentita “live”. Ho pensato a Bobby Jean, la più bella canzone sull’amicizia a mio parere (…now there ain’t nobody, nowhwere, nohow gonna ever understand me the way you did…), a Downbound Train, a My hometown, a No surrender (…had to get away from those fools. We learned more from a three-minute record than we ever learned in school…)
Avevo appena gustato The River, la prima canzone che ho ascoltato di Bruce - sia benedetto il mio compagno di liceo che me l’ha fatto conoscere! – (…but lately there ain't been much work on account of the economy…)
Sull’orrido giornaletto in distribuzione (fatto di copia e incolla da qualche sito), c’era qualcosa del tipo che quelli della E-street band sono mediocri musicisti resi grandi da Bruce… ma l’hai visto Max! Il cuore pulsante del rock. E il professore e i due chitarristi Little Steven e Nils e Garry che sostiene alcune canzoni col suo basso collaudato. Non saranno dei virtuosi del loro strumento ma sono la E Street band!!! Il potere del Rock&Roll!!!
Ha un potere il Rock&Roll? Si sono scritti fiumi di parole su questo! Io ti dico solo una cosa: non è un periodo bellissimo per me dal punto di vista lavorativo (per altri aspetti è splendido visto l’arrivo di una sorellina per Margherita). Anche Lunedì è stata una giornata pesante in cui ho rischiato di non venire nemmeno al concerto. Ma quando lui entra sul palco…succede qualcosa…
Sì, ha un potere il Rock, quando c’è la E street su palco, quando ti puoi immedesimare nelle parole d’amore, di lotta, di sogno, di coraggio, di “corsa” che Bruce ha scritto!
Ora la tentazione di fare una follia dell’ultimo momento e farmi una capatina a Roma a Luglio è fortissima e non so se riuscirò a resistere. La forma smagliante di Bruce mi fa sperare per il futuro prossimo. Quindi per ora non posso che dirti: al prossimo Concerto!

martedì 28 maggio 2013

STRINGIAMOCI A COORTE



Ciao Maggie,
         periodicamente la diatriba sull’inno di Mameli (o Fratelli d’Italia o, più correttamente, il Canto degli Italiani) torna alla ribalta. Ti dirò brevemente la mia. Non mi piace. Intendiamoci, parlo del punto di vista artistico/musicale. Molti altri inni nazionali li preferisco al nostro sotto questo profilo e, naturalmente, non mi perdo, quando posso, un’esecuzione di The Star-spangled Banner, prima di un superbowl, di una finale NBA o di altri avvenimenti importanti.                          
Bello o brutto che sia è comunque il nostro inno, quello dell’Italia, della nostra Patria. Ed entriamo così in un altro ginepraio. Certo, in molte occasioni è per me  un vanto essere “italiano”. Pensa che alle volte sono orgoglioso di essere Canturino o Comasco… Mi risulta difficile, però, non provare anche un po’ di vergogna per tutti i lati negativi che l’«italianità» porta con sé. E comunque tendenzialmente mi sento e vorrei che tu ti sentissi cittadina del mondo, prima che italiana, europea o “padana” (considerando naturalmente che la padania non esiste).
         Il 2 Giugno, nel giorno che ricorda la data del referendum che ha visto prevalere nel 1946 la forma repubblicana di governo rispetto alla monarchia,  sarà la festa della Repubblica. Per caso riguardando alcuni momenti dell’elezione di Papa Francesco, ti è capitato di sentire l’esecuzione dell’Inno e, come è tipico di questo periodo della tua vita lo hai voluto risentire e risentire finché non l’hai imparato a memoria. Eccoti la tua marziale esecuzione.

        

martedì 30 aprile 2013

ON ACCOUNT OF THE ECONOMY



…I got a job working construction for the Johnstown Company
But lately there ain't been much work on account of the economy
Now all them things that seemed so important
Well mister they vanished right into the air…

Trovai un lavoro ai cantieri della Johnstown Company
ma poi il lavoro diminuì a causa della crisi economica
Adesso tutte le cose che sembravano così importanti
bhe, amico, sono scomparse nel nulla…



Ciao Maggie,

         ancora The River. Non avrei mai voluto riproportela in un contesto così. In questi anni il ritornello “a causa della crisi economica” è forse il più usato in ogni discussione. Ma, sai, fin quando una situazione spiacevole riguarda gli altri, anche le persone che ti sono care, quelle vicino a te, ti assicuro che, pur essendone molto coinvolto, non puoi veramente capire cosa significhi trovarcisi dentro di persona. Ora ci sono nel mezzo e mentre scrivo non so nemmeno se il prossimo mese avrò ancora un lavoro. La mamma, tu e la sorellina che arriva siete il dono più prezioso della mia vita e finché ci siete voi nessuna situazione, per quanto difficile, mi dovrà mai scoraggiare fino alla disperazione. Posso contare, oltre che naturalmente sull’amore di mamma Roberta, anche sull’affetto di tante persone straordinarie che mi stanno vicino e questo mi dà fiducia e speranza.

         Il testo di The River è impregnato di pessimismo e disperazione: sembra che le situazioni negative riescano a spezzare anche i legami più saldi. I ricordi dei periodi belli diventano una maledizione. Ma io voglio tenermi nel cuore la bella immagine dell’ultimo verso al presente, dei due amanti che corrono al fiume per essere felici insieme.
          
          Sulla bacheca Facebook (quella di Cartorange) di Alessandro ho letto queste bellissime parole di Einstein:

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi at
tribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.
Albert Einstein

martedì 23 aprile 2013

RADICI


Ciao Maggie,
         il 29 Marzo è morto Enzo Jannacci. Mi piace la sua musica ma non sono un suo fan sfegatato. Lo ammiravo per gli stessi motivi per cui è stato elogiato con pagine e pagine sui quotidiani e con ampi servizi nei telegiornali. Non ne rifarò qui l’elogio “post mortem”. A lui mi legano due ricordi indelebili. Uno più antico ed uno più recente. Il più recente è il video che apre il post: la sua interpretazione struggente ed appassionata di “Via del campo” nel concerto/tributo a Fabrizio De André “Faber, amico fragile” tenutosi nel Marzo del 2000. Tra le tante interpretazioni veramente notevoli (Amore che vieni amore che vai/Battiato, Verranno a chiederti del nostro amore/Finardi, Hotel Supramonte/Vecchioni, Amico fragile/Vasco Rossi, Andrea/Massimo Bubola …), quella di Jannacci è sempre stata la mia preferita.
         Il secondo ricordo, più antico, è legato alla mia infanzia. A casa nostra, le canzonette non erano di gran moda. Direi che fino all’ascolto di Bruce mi nutrivo soprattutto di Classica. Però, con la vaghezza dei miei ricordi infantili, mi rimanevano in testa le parole e la melodia di un paio di canzoni dell’artista milanese: El portava i scarp del tennis, Faceva il palo… ed ho poi scoperto che nonna Mina e le sue figlie (tua nonna Giuseppina, zia Serafina e zia Rosi) le cantavano spesso e volentieri.
         Ora il vero perché di questo post su Jannacci è che da questo ricordo è partito per l’ennesima volta il desiderio di sapere di più sui miei, la loro infanzia e le loro origini, che sono ovviamente anche le mie e le tue, da parte di padre. Da parte di madre abbiamo molte documentazioni e un archivio Vivente che è la zia Sissi. Ma né io né le mie sorelle abbiamo mai “memorizzato” in qualche modo il nostro albero genealogico, almeno fin dove è possibile senza eccessivi sforzi.


La casa sul confine della sera
oscura e silenziosa se ne sta,
respiri un' aria limpida e leggera
e senti voci forse di altra età,
e senti voci forse di altra età...

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l'anima che hai,
se vuoi capire l'anima che hai...

Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te,
come il fiume che ti passa attorno,
tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei,
lentamente, giorno dopo giorno
ed io, l'ultimo, ti chiedo se conosci in me
qualche segno, qualche traccia di ogni vita
o se solamente io ricerco in te
risposta ad ogni cosa non capita,
risposta ad ogni cosa non capita...

Ma è inutile cercare le parole,
la pietra antica non emette suono
o parla come il mondo e come il sole,
parole troppo grandi per un uomo,
parole troppo grandi per un uomo...

E te li senti dentro quei legami,
i riti antichi e i miti del passato
e te li senti dentro come mani,
ma non comprendi più il significato,
ma non comprendi più il significato...

Ma che senso esiste in ciò che è nato dentro ai muri tuoi,
tutto è morto e nessuno ha mai saputo
o solamente non ha senso chiedersi,
io più mi chiedo e meno ho conosciuto.
Ed io, l'ultimo, ti chiedo se così sarà
per un altro dopo che vorrà capire
e se l'altro dopo qui troverà
il solito silenzio senza fine,
il solito silenzio senza fine...

La casa è come un punto di memoria,
le tue radici danno la saggezza
e proprio questa è forse la risposta
e provi un grande senso di dolcezza,
e provi un grande senso di dolcezza...

Guccini - Radici

martedì 26 marzo 2013

SACRO E PROFANO

Ciao Maggie,
da qualche giorno (14 Marzo) Bruce ha ricominciato il Wrecking Ball tour in Australia e questo ha rimesso in moto l'attesa per il concerto (purtroppo l'unico) di quest'estate a San Siro. Tanto per capire di cosa stiamo parlando ti riporto alcuni post di un’interessante pagina Facebook: “E-street facts”.
«Durante il 2012, BruceSpringsteen & The EStreetBand hanno suonato 190 canzoni diverse, di cui 51 canzoni cover…Dopo l'età di 50 anni, Bruce Springsteen ha suonato 15.227 canzoni in oltre 607 live shows …Nel 2012, all'età di 62, Bruce Springsteen ha suonato dal vivo 2.420 canzoni in oltre 85 spettacoli ufficiali. Ovvero 28,1 canzoni per sera».
Tra le altre suonate dall’altra parte del mondo c’è anche la canzone da cui prende il nome il diario mensile.
«...but when they said "Sit down" I stood up”... but when they said "Come down" I threw up... but when they said "Pull down" I pulled up Ooh-ooh growin' up».


Siccome ogni tanto ho l’impressione che questo, più che un blog generico, sia una specie di catechesi - cosa che non vorrei assolutamente - e considerato il fatto che di Papa Francesco dovremo riparlare, il dubbio di finire qui mi è venuto. Ma oggi è il Martedì della Settimana Autentica, così ho ceduto alla tentazione e ti riporto un bellissimo canto di Guido Meregalli, che meriterà a suo tempo un post “dedicato”.

«Gli occhi videro il mondo
durante giorni che non ricordo.
Il tempo seguì i miei passi
per un mistero che non conosco.
Un uomo tese le mani,
raccolse il bimbo che aveva in dono
e buona vidi mia madre:
il mio respiro fu pianto e sogno.
Il tempo indurì le mani,
ogni mio sogno si fece terra.
La strada a chi non ha ali,
il primo passo fu sfida e rabbia;
parole a nutrir la voce
e luci senza veder la strada:
sul ciglio stavo seduto
e fui bambino tra stelle e sabbia.
Io non ho più paura,
vedo un torrente di volti
che scorre tra gli argini
di una stessa avventura:
chi è vicino alla fonte,
chi già lascia la valle,
chi ha percorso da tempo
la grande pianura…
Davanti al mio nome
ti sei fermato
e dal primo respiro
mi hai tenuto per mano.

Fu quando mi seppi dono
che dire grazie fu dire molto.
A tanti chiesi una meta:
ebbi il consiglio di stare pronto.
Temetti la verità
quando il coraggio si fece orgoglio.
Qualcuno mi disse: cerca
con umiltà di chi accoglie un dono.
La storia si è fatta casa;
il tempo, attesa di una salvezza.
L’amore di chi ha creato
si è fatto impronta di ogni speranza.
La carne si è fatta segno,
custode e tempio di tenerezza.
Il Padre si è fatto Figlio
e fu bambino tra stelle e sabbia.
Io non ho più paura,
vedo la luce e ritorna la pace,
la strada si è fatta sicura;
ora vedo la fonte
e la grande pianura:
la potenza creatrice
si è fatta creatura.
Davanti al mio volto
ti sei chinato
e fratello nel viaggio
mi hai tenuto per mano.

Ho visto semi d’amore
unire mani destini e corpi,
portare consolazione
a chi conobbe dolore e morte;
ho visto colmare abissi
con un abbraccio riconciliante,
ho visto una croce infissa
dove il perdono si fece sangue.
La strada si è fatta folla,
il monte, pietra dell’agonia.
Il cielo si è fatto tenda
della promessa e della memoria.
La voce si è fatta grido,
le mani preda della follia.
Il corpo si è fatto pane
per tutti gli uomini senza storia.
Io non ho più paura,
vedo l’amore che scende la valle
e consola la grande pianura;
è sospinto alla foce
sopra un legno crudele:
condivide la sorte
di ogni creatura.
Davanti a una croce
ti sei piegato,
le tue mani nel legno
mi han tenuto per mano.

La storia si fece luce
durante un’ora di poesia.
L’amore divenne forza
che dolce vince ogni resistenza.
La terra si fece altare
di imprevedibile liturgia.
La morte si fede figlia
riconciliata dell’esistenza.
Fu allora che vidi il cielo
sacra dimora dell’infinito;
fu allora che amai la terra
forma possibile dell’assoluto;
feconda di una speranza
che lega volti cuori e destini,
accolgo la verità
fino a che tutto non sia compiuto.
Io non ho più paura
vedo una grande distesa di pace
accogliere l’acqua più pura:
chi è vicino alla fonte,
chi già lascia la valle,
chi è già parte di Dio
nella grande distesa.
Davanti al mio nome
ti sei fermato
e dal primo respiro
mi hai tenuto per mano».

martedì 15 gennaio 2013

"LA VOCE"




New York New York


Start spreading the news, I’m leaving today
I want to be a part of it New York, New York.
These vagabond shoes are longing to stray
and step around the heart of it New York, New York
I wanna wake up in that city, that doesn’t sleep,
to find I’m king of the hill top of the heap.
My little town blues, are melting away
I’ll make a brand new start of it – in old New York
if I can make it there, I’d make it anywhere
it’s up to you – New York, New York

I wanna wake up, in that city that doesn’t sleep,
to find I’m king of the hill, head of the list
cream of the crop at the top of the list
My little town blues are melting away
I’ll make a brand new start of it, in old New York
if I can make it there, I’d make it anywhere
it’s up to you, New York New York 



Ciao Maggie,
         uso spesso titoli in inglese per i post, senza un motivo particolare. Forse perché molte delle canzoni che mi piacciono sono in quella lingua, forse perché il mondo americano mi affascina o forse perché è una lingua che -  purtroppo – conosco poco (infatti storpio tutte le canzoni che canto…) e che vorrei invece tu parlassi come la tua prima lingua. Stavolta ho fatto “appositamente” il contrario. Avrei dovuto scrivere “The Voice” invece ho scelto l’italiano. All’”italianità” di Sinatra si deve infatti, secondo alcuni, la dote di cui ti parlerò tra poco.
         Non porrei particolare attenzione al testo, anche perché Sinatra non era autore delle sue canzoni. Ero indeciso tra questa e "My way", ma ha prevalso il mio amore per la Grande Mela.
         Nello sterminato panorama musicale passato e soprattutto presente ci sono artisti di cui (fortunatamente!) non sentirai più parlare quando sarai grande. Almeno spero. Ma questa voce inconfondibile, questi temi immortali, sono sicuro che, anche se non saranno il tuo genere preferito, faranno ancora parte del sottofondo sonoro della tua esistenza.
         Ma il motivo vero per cui ho scelto questa canzone è l’occasione di affrontare la questione fondamentale se sia più importante il talento o l’esercizio. Tutto nasce dal fatto che una trasmissione radiofonica su Sinatra di qualche settimana fa sottolineava come si potrebbe facilmente dire: “beh, con una voce così…tutto è più facile”. Invece oltre all’indubbio talento naturale, il giovane Frank era letteralmente ossessionato dall’esercizio della sua voce tanto da cantare con la testa immersa nella vasca da bagno per esercitare il fiato e i polmoni. Non è una questione di poco conto e le domande che nascono sono diverse e tutte fondamentali: basta il solo talento, l’allenamento e la costanza possono sopperire alla mancanza di doti naturali?
         Se ne parla spesso, soprattutto nello sport, dove il talento, l’estro sono doti fondamentali ma ci sono stati campioni che hanno raggiunto livelli di eccellenza e traguardi ambiziosi anche con la costanza, la tenacia e il duro allenamento, senza essere particolarmente dotati di talento. E di tanti altri con doti sopraffine si è invece detto: “se avesse avuto anche testa e costanza di allenamento…”.
         Nel campo sportivo, ma vorrei dire anche in ogni altro aspetto della vita, per conto mio tenderei a mettere in primo piano il talento: non si diventa Julius Erving, Roger Federer, o Pelè solo allenandosi duramente. E continueremo a dire: “se Maradona si fosse allenato di più…” Ma lui è stato Maradona!
         Però “The voice” aveva sì un talento naturale per il canto, ma la nota tenuta così a lungo e l’armonia del tono che fa sembrare facile anche il difficile sono frutto soprattutto della sua dedizione maniacale per l’allenamento della voce. Anche Bruce – ovviamente – avrebbe molto da dire sul mix talento-forza di volontà.
         Ecco quindi un altro augurio per il tuo futuro: che tu sappia individuare il TUO TALENTO (perché ognuno di noi ne riceve uno in dono) ma anche che tu abbia la volontà e la tenacia di saperlo “sfruttare” al meglio!
Il talento toglie significato all'idea stessa di esercizio; quando si trova qualcosa per il quale si ha talento vero, la si fa (qualunque cosa sia) fino a farsi sanguinare le dita o cascare gli occhi dalla testa.
Stephen King, On Writing, 2000

martedì 18 dicembre 2012

UNA SU MILLE...



Ciao Maggie,
         una mattina della settimana scorsa, nel tragitto verso Cantù, ho ascoltato questa canzone ed ho deciso che l’avrei usata per il blog. Prima di commentarla una premessa. Nel 1988 si svolse “Human Right Now!”, un tour organizzato per celebrare il quarantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e sostenere Amnesty International. Vi parteciparono numerosi artisti importanti tra cui Bruce con la E Street Band, Sting, Tracy Chapman, Peter Gabriel, Youssou N’dour. In ogni nazione in cui il tour veniva ospitato era presente una “star locale” e la sorte per l’Italia cadde, ahimè, su Baglioni. Dico ahimè perché come era prevedibile, il pubblico intervenuto per ascoltare Bruce o Sting o gli altri, non aveva certo nelle sue corde “questo piccolo grande amore” ed in effetti fischiò alla grande il cantante romano.
         La premessa era doverosa per farti capire che anche per me le canzoni di Baglioni non sono il massimo. Dovrei inventare una etichetta del blog tipo “da non ascoltare, da non fare…” e la maggior parte delle sue canzoni ci finirebbe dentro. Ne salvo un paio, tra cui questa perché, ogni volta che la sento, mi suscita dentro qualcosa, specie da quando ci sei tu. Le parole che mi colpiscono di più sono queste:

«…e imparerai che per morire ti basterà un tramonto
in una gioia che fa male di più della malinconia
ed in qualunque sera ti troverai non ti buttare via
e non lasciare andare un giorno per ritrovar te stesso
figlio di un cielo così bello perché la vita è adesso».

Retoriche, senza dubbio, però per me e per te l’invito a non buttare via il tempo e i giorni è prezioso!

martedì 24 luglio 2012

WELL, I GOT THIS GUITAR AND I LEARNED HOW TO MAKE IT TALK


Ciao Maggie,
            E’ passato ormai più di un  mese dal concerto di Milano e da quello, bagnato, di Firenze.
            Può il fan(atico) di un artista definirlo il più grande performer rock di tutti i tempi, con obiettività e imparzialità di giudizio? La risposta ovvia dovrebbe essere: no; il suo giudizio sarebbe inficiato dalla sua passione. Eppure…io sono un tifoso appassionato di Cantù e del Torino e spesso (sempre) il mio modo di parlare è da tifoso più che da sportivo, ma non mi sognerei mai di dire che sono le più grandi squadre di Basket e di Calcio di tutti i tempi…       
            Quest’ultimo tour, ancora in corso, è l’ennesima conferma che, sera dopo sera, quello che fa Bruce sul palco, insieme alla E street Band, è ineguagliabile da qualsiasi altro artista. E aumentano i rimpianti per aver saltato quella data a cui avrei potuto esserci o per non esserci stato a quel concerto in cui ha eseguito quel pezzo.
            Per me i due estremi di un concerto di Bruce sono come due metafore di altrettante realtà fondamentali della vita: l’Attesa e la Nostalgia; in mezzo pura Gioia.
            La mia passione è a un livello tale per cui non ho alcun dubbio: qualsiasi canzone suonerà, con ogni condizione atmosferica, con un audio perfetto o no … sarà sempre un evento a prescindere. Si comincia all’apparire dei primi rumors sul tour: ogni giorno l’aggiornamento delle novità e delle modalità di acquisto dei biglietti, poi – da qualche anno, perché prima era molto più complicato – occorre liberare assolutamente da qualsiasi impegno il giorno e l’ora dell’inizio della messa in vendita on line dei biglietti.  Arrivati i biglietti e iniziato il tour si guardano le prime scalette: quante nuove canzoni, quanti “classici”, quante sorprese, quanto è durato? Perciò essere lì, prima dell’inizio, sugli spalti di uno stadio, tra le fila di un teatro, diventa un’ATTESA sempre più adrenalinica ad ogni minuto che passa, finché entrano ad un ad uno i membri della Band e infine Bruce e attaccano le note della prima canzone.
            In mezzo, per un tempo, un’energia profusa ed una varietà di scalette che nessun’altro può permettersi nemmeno lontanamente, c’è la GIOIA del Rock, la potenza della band, la poesia dei suoi testi, le pantomime con Clarence (…) o con Little Steven.
            Conoscendo un po’ la struttura dei concerti, anche se con Bruce non c’è mai un concerto uguale all’altro, ad un certo punto si comincia a capire che siamo verso la fine…è una sensazione strana, piacevole e triste ad un tempo. Piacevole per la fortuna di aver assistito a qualcosa di magico e triste perché sai che l’ultimo colpo di batteria di Max, i saluti, ti lasceranno dentro una sensazione di vuoto, una NOSTALGIA che ti rimarrà dentro a lungo…Almeno fino al prossimo concerto!